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TEATROMUSICA DANZA

Timor di Dio

L’uomo attribuisce talvolta al suo Dio un carattere severo e punitivo, vendicativo, addirittura sanguinario. In nome suo uccide, massacra, sottomette, soggioga e tortura. C’è da chiedersi quale divinità potrebbe mai volere il male degli uomini e la loro infelicità? Ma vicino ad un Dio accogliente e rassicurante, la tradizione vuole anche un Dio portatore di giustizia, di spada che protegga i deboli, annienti i nemici e che soprattutto castighi i colpevoli.
Così il Dio guerriero - padre severo sovrasta, nei secoli, l’immagine di un dio accogliente e materno, per sua natura buono e tollerante. Il Dio che assolve e consola, non riesce a soddisfare appieno il bisogno di protezione degli uomini. Bisogno che trova soddisfazione nella certezza del giudizio, nella severità della pena, nell’implacabilità dell’occhio di Dio, nell’inestricabile esigenza di giustizia e nell’insindacabile favore per chiunque lo conduca a efferatezza sanguinaria nei confronti dei nemici, dei reprobi, dei colpevoli. Ovviamente è molto più complessa da maneggiare l’immagine di un Dio vendicativo, iroso, fazioso, corruttibile – nel senso di sensibile alle profferte dei fedeli. Questo Dio alimenta non solo strategie di ringraziamento, ma anche sofisticati meccanismi di “captatio benevolentiae”, drammatici rituali per abbonirlo, complessi sacrifici per gestirne la volubile natura.
Accanto, poi, al Dio severo, si colloca la teoria politeistica del divino – soprattutto nella mitologia greca – verso cui il timore è dato, in particolare, dalla loro natura troppo umana, e pertanto ambigua, contraddittoria. Anche in questo caso gli dei entrano nella vita degli uomini in modo tutt’altro che rassicurante. Il favore degli dei è certamente atteso, ma è soprattutto la sua non ostilità ciò che si ricerca.

Dunque il canto, la preghiera, il mito, il teatro, raccontano spesso dello smarrimento dell’uomo nei confronti di una forza inconoscibile e terrifica, di una volontà forte, immensa, che nel dispiegare il suo volere, non tiene in nessun conto l’essere umano. Questo timore, questa dichiarata fragilità dell’uomo riempiono infinite pagine del rapporto tra l’uomo e Dio. Timore e tremore sono i sentimenti che gli uomini di fede hanno più voluto suscitare nel fedele o nell’infedele; la violenza del Dio - o delle religioni - percorre e ha percorso la terra corrompendo la sua origine salvifica. La parola di pace si fa strumento di guerra; i segni della religione si fanno vessilli di eserciti; le parole di ascolto e comprensione si trasformano in urla di guerra.

Cosa voglio da Te, mio Dio?
Timore e tremore, strepitar di denti e sferragliare di catene.
Poi … accoglienza, consolazione, pace: i temi di quest’anno.

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