DIVINAMENTE festival internazionale della spiritualità

Le religioni diventano spesso pretesto per divisioni, aggressioni e guerre. Ognuno si sente garante di verità assoluta e pare non aver più bisogno della verità dell’altro. Un maestro, Sufi Ibn Arabi, scriveva che Dio non è contenibile da tutti i nostri libri, né dal suo mondo né dal suo cielo ma solo dal cuore di chi lo cerca. L’acqua è del colore del recipiente che la raccoglie. Ma l’uomo finge di non saperlo e si adopra più per trovare i punti di rottura che quelli d’incontro. Questo progetto ambisce ad essere un mezzo di comprensione - attraverso lo spettacolo - dei diversi percorsi religiosi e spirituali.

L’arte infatti non è dogmatica, pone domande, aiuta a riflettere e aiuta a vivere: è un’amica che ci conforta dalle fatiche e un’amante che ci regala bellezza e momenti preziosi. Spesso si lamenta la vacuità degli eventi artistici dei nostri giorni, che talvolta hanno perduto il loro originario carattere provocatorio, il loro apostolato di bellezza, il loro potenziale educativo e sociale, e sono divenuti puri spazi di intrattenimento e di mercato. L’arte è maestra quando riesce a farci crescere, ad aprire i nostri orizzonti, a colmare alcune delle nostre lacune, a liberarci dai pregiudizi, a donarci, per qualche attimo, una vita più intensa. Ricondurre la ricerca artistica nell’alveo della spiritualità è anche un tentativo di rivitalizzare la funzione più propriamente edificante (disorientante e consolatoria ad un tempo) dell’esperienza estetica, al di là di ogni confessione religiosa.

 
 
Si ringrazia Arnaldo Pomodoro per la gentile concessione dell’immagine
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E ancora sulla spiritualità "i Teatri del Sacro" sul sito www.federgat.it